Interrogativi nel cielo
Quanto può la disperazione spezzare
il circolo di protezione poetica?
Oh no, dobbiamo vivere del cuore
che cinge il sangue,
di nuova luce,
senza punti interrogativi nel cielo,
felici su una mongolfiera
che vola via dalla terra, alimentando l’autostima,
l’essere librante in ognuno di noi.
Protendersi come una rocca antica sul mare,
– senza timore –
guardando l’orizzonte con tutta la propria
indelebile fiducia ancestrale,
come un corso d’acqua
che giammai smette di scorrere,
come zampilli di luce azzurra nell’anima,
che rischiarano – tenui –
le zone d’ombra che ci circondano.
Nulla o nessuno potrà arrestare
queste imponenti eburnee difese
della propria certezza interiore:
non un grido d’ansia, non un serpente del vuoto,
non un giudizio estraneo,
né un abisso né una gabbia
né una ferita di fuoco sul mare.
Abbiamo ora la consapevolezza feconda,
le ampie baie del genio, la tempra,
figlia di un percorso doloroso,
il vento raggiante su verdi prati.
Addio tristezza primigenia, devo farlo,
per il sangue, per la vita,
per un più splendente meriggio.

